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venerdì 20 maggio 2016

SULLE ALI DELLA FANTASIA, TI PRENDO PER MANO E ,CON I MIEI AMICI, TI PORTO CON ME A FARE UNA GRANDIOSA ESCURSIONE..


Oggi voglio provare, con le mie semplici parole, a portarti con me in una escursione da sogno che farò coi miei amici sabato 18 giugno..ops che tenterò di fare.
Io , fin dall'inizio  dell'organizzazione della gita, mi sono raccomandato con molti di non farla a piedi ma se si sentono insicuri..e molti lo sono, di prendere la cabinovia.Anche perchè per i più tranquilli c'è la possibilità di arrivare al rifugio Comici con una tranquilla  e rilassante passeggiata. 

Ti spiego  il perchè io sia così deciso nel consigliare a chi non se la sente di evitare questo sentiero. Questo itinerario che da passo Sella arriva al rifugio Toni Demetz , nella mia personale scala delle difficoltà  io lo valuto P.A. pisciarsi addosso  ( termine tra l'altro coniato da mia cognata, la vera mente e organizzatrice delle nostre gite )..e credo da qualche foto  se ne capisca il perchè.
Per farmi capire dai miei amici che frequentano la val di Fassa, faccio qualche esempio di qualche sentiero P.A.   Salendo al rifugio Vallaccia, sopra malga Monzoni, c'è un crocefisso in legno e sulla dx inizia un sentiero che in tre stacchi ti porta su un'altopiano sotto il rifugio..ecco quello è un sentiero così. Infatti io quando voglio salire cima 11 , mi porto fin sotto il Taramelli e con un giro più lungo evito le prime due salite..e tutti se ne accorgono in discesa cosa ho fatto evitare. Oppure salendo all'Antermoia dalla valle Udai, cioè da Mazzin, il pezzo dalla grotta fino all'altipiano di Camelot, questo più duro ancora, quasi verticale, bellissimo ma da infarto.

Ma torniamo alla nostra escursione. Credo che il segreto in queste occasioni sia tenere un passo lentissimo , al limite della pazienza, ma costante e piano piano si arriva alla meta. Ci saranno momenti in cui ci si dovrà un attimo fermare per riprendere il respiro e abbassandosi sulle ginocchia , quasi si vedranno cadere per terra i polmoni, ma è solo un attimo, poi basta guardare il panorama che cambia , diciamo ogni cento passi , oppure un piccolo fiore che  scosso dal vento sembra volerci incoraggiare e  la debolezza passa.
A proposito, ti voglio raccontare una storia che a me è piaciuta molto e che forse spiega, almeno in parte , questa nostra voglia di faticare avendo in cambio  ben poco di quello che vale per il mondo.
Una compagnia di alpini, doveva fare una faticosissima marcia in montagna e i ragazzi erano un po' giù di morale per il gravoso e faticoso impegno che li aspettava. Al cappellano venne un'idea, radunò i giovani in cortile e iniziò a parlare decantando la bellezza della montagna e concludendo il discorso con queste parole.." Pensate ai fiori che oggi sbocceranno e domani per l'altitudine, il freddo saranno già appassiti, che senso avrebbe la loro bellezza senza nessuno che li possa guardare?? Ecco, oggi questo è il nostro compito, duro ma bellissimo, dare un senso allo sbocciare della natura anche in ambienti così ostili "  E si dice che i ragazzi presero sul serio la cosa e affrontarono con spirito nuovo la marcia. 
E se il nostro salire non fosse per noi che  anche solo questo?? Ammirare la natura in questi momenti imperdibili e irripetibili ??Siamo o no Conquistatori dell'inutile ?? 
Alla fine, bene o male, si arriva al rifugio e credo, anzi ricordando vivamente, lo spettacolo sarà fantastico.


Vorrei un attimo spiegare il significato del nome di questo rifugio e la tragica storia che c'è dietro.
Nell'anno 1952, il 17 agosto, Giovanni Demetz era molto preoccupato, c'era un forte temporale e il figlio Toni di appena vent'anni era impegnato sulla montagna con due clienti e tardava a scendere. Giovanni sempre più preoccupato , sale  solo in cima al Sassolungo e i suoi timori diventano crudele realtà. Il figlio e i suoi clienti giacciono fulminati sulla cima , ma l'anziana guida si accorge che uno dei clienti respira ancora , per cui abbandona il corpo del figlio, che recupererà in un secondo momento e solo , con fatica coraggio e immagino con un cuore a pezzi, riporta a valle e in salvo il cliente. Il rifugio è logico ricordo che Giovanni a voluto fare allo sfortunato figlio che la montagna, quella che forse amava di più ,gli ha portato via.
La montagna regala tante gioie , ma spesso indicibili dolori.
E comunque siamo arrivati al rifugio , la prima nostra meta di giornata.Con qualche amico, Giampaolo la mia ombra

 e qualcun altro fidato proverò a scendere verso il Vicenza nella ripida gola che se è ancora immersa nella neve, ci rimanderà al Comici per il sentiero fatto in salita, altrimenti scenderemo in questo paesaggio lunare fino al rifugio sottostante e costeggiando la nord del Sassolungo arriveremo al Comici a ritrovare i nostri amici che hanno preferito riposare un po'.

 Ti propongo un giochino di fantasia e mi permetto di condividere qualche ricordo di questa  bellissima zona di montagna.
Qui dove ci troviamo  l'ambiente è magnifico, guardando verso l'altipiano di Siusi coi suoi immensi spazi verdi è un'esperienza indimenticabile, anche perchè a questo quadro fanno da cornice , sulla destra l'aereo spigolo dello spallone del Sassolungo e sulla sinistra il pollice con la sua slanciata parete.
Ecco allora il giochino che suggerivo..prova ad immaginare di essere in acqua, nel mare primordiale che poi si sarebbe asciugato molto, circa 200 milioni di anni fa,e di vedere davanti a te , fra lapilli roventi e fiumi di lava , un gigantesco vulcano , quello di Siusi, che con la sua azione avrebbe creato l'altipiano più alto e vasto d'Europa..un altro vulcano l'avremmo alle spalle ed è quello di Buffaure sopra Pozza, ma a noi adesso interessa sognare questo.Ebbene, mentre si ammira il vulcano spettacolare , dalle terra, per colpa delle zolle continentali, comincia ad uscire roccia e terra..è nato così il Sassolungo che infatti era uno scoglio corallino e guardando con attenzione mentre si cammina , si potrebbe trovare anche un fossile di pesce.
E veniamo ai miei ricordi che comunque sono poca cosa davanti a queste meraviglie.
Trent'anni fa, circa , con amici siamo saliti in cabinovia al Demetz, siamo scesi a piedi dalla parte di Fassa , fino al mignolo ed abbiamo fatto la traversata delle cinque dita.

A proposito, la leggenda narra che Sassolungo fosse un grande mago, ma un po' dispettoso e i suoi fratelli, esasperati , un giorno lo hanno trasformato in roccia. Le cinque dita, che dalla val Gardena si vedono bene, sarebbero la sua mano in cerca di scusarsi.
Comunque di quella salita, ho ricordi bellissimi, la neve del canale vicino a punta Gromhan, fastidiosa nelle scarpette d'arrampicata, il passaggio espostissimo ma stupendo tra il mignolo e l'anulare, il silenzio della cima del medio con nelle orecchie il rumore sordo e cupo della valle simile ad un brontolio.
Ma il ricordo più vivo è la doppia che dalla cima del Pollice ci avrebbe portato al rifugio Demetz.
Sono sceso da primo ma allora, adesso non so se è cambiata la cosa, la discesa non era di istantanea lettura, infatti dopo aver sceso trentacinque metri dei quaranta della corda, non trovo il chiodo ..finalmente dondolandomi un po' sulla corda, trovo il chiodo cementato dentro una piccola nicchia di roccia e tiro un bel sospiro di sollievo.
Poi , scendendo sopra il Demetz, con la gente che ti guarda come se fossi un marziano, la goduria è stata enorme e, facendo lo sborone, come i miei compagni credo, mi atteggiavo a grande scalatore, stanco, provato ma felice, per la gioia e curiosità dei miei interlocutori.
Un altro ricordo, ma stavolta più leggero , è con la mia famiglia, mia moglie Paola e mio figlio Sebastiano che allora aveva sei anni. Arrivati al rifugio in cabinovia, infatti siamo ancora sposati, siamo scesi al Vicenza e su un sentiero spettacolare, al cospetto della immensa parete siamo arrivati al Comici. I ricordi vivi sono lo splendore della fioritura , essendo agosto dei rododendri, la parete con le sue placche camini e l'enorme e strapiombante naso giallo che mi facevano tenere sempre la testa alzata e alla fine un piccola ma bellissima cascatella che mi dicono provenisse dal diamante, l'unico ghiacciaio rimasto su questa montagna.
Ora ti lascio, spero di non averti stufato con queste mie emozioni, ma per salutarti condivido con te una poesia del mitico Totò, che Giancarlo, un amico di Brescia, innamorato del teatro, mi ripeteva nelle soste , nella salita alle cinque dita..

sono passati trent'anni ma io la ricordo così come la diceva lui..e vorrei dedicarla a voi tutti miei amici, ma in particolare a Gentile, un grande amico partenopeo che spero mi perdonerà per la scrittura..io infatti non so scrivere neanche nel mio di dialetto figurati quello degli altri.
P.S. questo amico Napoletano è innamorato giustamente della sua terra, ma ama alla follia, come me, come noi,le Dolomiti..
 A sera,
 quando u sole se transe paa nuttata, 
gli e dice a luna rinta a recchia..
io me ne vaggh ,
 ta raccumande tutti quanti innamurati

                                                                              Emiliano




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ai giovani

sempre più spesso si sentono criticare i giovani,perchè sono vuoti ,leggeri e non hanno ideali..Ma noi adulti che mondo abbiamo lasciato a questi ragazzi? Le nostre lontane lotte,cosa ci hanno dato da tramandare ai giovani? Noi che allora eravamo idealisti e lottavamo per i diritti,che tipo di mondo abbiamo poi creato per chi è venuto dopo? secondo me ci siamo adagiati sulle comodità e chi è rimasto quello di quei tempi è considerato un fuori di testa