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sabato 13 novembre 2010

LA COMPAGNIA IN MONTAGNA

in generale mi piace,in montagna,camminare con tutti e scambiare parole,impressioni e commenti con chiunque abbia fiato e voglia di farlo ma se penso a tutte le persone che ho avuto la fortuna di conoscere e con le quali accompagnarmi in montagna mi tornano alla mente ricordi e sensazioni spesso piacevoli e buffe ,ma anche cose che forse è meglio non ricordare...Ad esempio ,anni fa ,salendo al Resegone per il canalone di Bobbio,che non è poi così banale,dal punto di vista escursionistico,mi ricordo nitidamente di una ragazza,che,ogni quarto d'ora ,venti minuti,mi chiedeva quanto mancasse alla cima..io rispondevo che mancava poco,un pò perchè non lo sapevo,un pò per non scoraggiarla e farla continuare la salita,finchè all'ennesima risposta di questo tipo,mi ha dato uno schiaffo in piena faccia che mi ha lasciato un attimo basito..
La mia reazione è stata da premio nobel,ho aspettato che si calmasse e poi abbiamo ripreso a salire fino in cima al Resegone..Logicamente in vetta era contenta ma a me bruciavano ancora le cinque dita sulla guancia..non tanto per il dolore,quello passa presto,ma per il mio orgoglio di grande alpinista ferito da una crisi di nervi...dimenticavo,per quella ragazza avevo una cotta di quelle che poi a farle passare ci vuole una vita,per cui penso che sia quello che mi abbia trattenuto da buttarla di sotto... In seguito ,e non so perchè,non l'ho più portata in montagna con me,però quando vedo qualcuno al mio fianco in crisi,mi guardo bene da cercare di fargli coraggio contandogli delle frottole...ho imparato a stare zitto o a stare sul vago...Probabilmente però,sono cresciuto anche come accompagnatore,perchè adesso capisco che non posso misurare la salita in montagna sulle mie qualità,ma sempre su quelli che magari essendo più deboli,restano ultimi...
Quando vado da solo brucio i sentieri ,ma quando sono in compagnia di persone ,magari alla loro prima esperienza,cerco di stare al loro passo..e così la mia faccia ci guadagna...
EMILIANO

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ai giovani

sempre più spesso si sentono criticare i giovani,perchè sono vuoti ,leggeri e non hanno ideali..Ma noi adulti che mondo abbiamo lasciato a questi ragazzi? Le nostre lontane lotte,cosa ci hanno dato da tramandare ai giovani? Noi che allora eravamo idealisti e lottavamo per i diritti,che tipo di mondo abbiamo poi creato per chi è venuto dopo? secondo me ci siamo adagiati sulle comodità e chi è rimasto quello di quei tempi è considerato un fuori di testa