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domenica 19 maggio 2013

LA PRIMA CIMA E' COME IL PRIMO AMORE..se è stata felice non si scorda mai..

in questi giorni sto leggendo il libro bellissimo e coinvolgente di un amico conosciuto su facebook e spesso mi trovo che quello che scrive, sembra estratto dalla vita di molti di noi che amiamo scarpinare sulle montagne..
Tra l'altro è un libro che consiglio a tutti , perchè è godibile e affronta la montagna , non da Solone che sa tutto , ma da un lato umano e psicologico , vicino a noi comuni mortali che amiamo l'aria sottile..
Il primo capitolo parla della sua prima salita in cima al Resegone, montagna che da lontano, da noi in piatta pianura , sembra custodire e difendere le verdi valle padane, ma per chi c'è stato , e magari più di una volta ,è una piacevole sorpresa e un piacevole ricordo..


A me, leggere l'inizio di questo libro, ha fatto venire in mente la mia prima  indimenticabile salita..il Piz Boè di metri 3152 , nel gruppo del Sella...nel 1976 , quindi a 13 anni..
Mi ricordo il terrore cieco davanti alla funivia, era la mia prima volta, gli interminabili minuti e finalmente l'uscita dalla cabina , sul sass Pordoi, con l'ambiente che di colpo diventa lunare..e magnifico , con una vista quasi completa sui giganti dolomitici che tutt'intorno fanno sfoggia della loro possente bellezza..



Mi ricordo che era luglio e quell'anno c'era moltissima neve ancora scesa nonostante la stagione..si è sempre a 3000 metri, per cui il custode del rifugio ci aveva sconsigliato di fare la salita..cosa che noi abbiamo scartato e armati di coraggio e forse di un pò stupida incoscienza abbiamo iniziato in 17 su 44 con buona lena e molto entusiasmo..
La salita è stata faticosa ma bella , con un allegro finale , una ragazzanon ce la faceva più e io , forse già proiettato in un lontano futuro, un pò in braccio , un pò tenendola per mano, l'ho portata con me in cima..però voglio sottolineare che ero in seminario , per cui ero un pò imbarazzato, ma la causa comune, la montagna , fa superare ogni cosa...


questa è la cima , ma moltissimi anni dopo..
Ho ancora due ricordi nitidi di quel giorno, la discesa dall'altra parte verso il rif. Boè, nella neve marcia , e la sosta al rifugio , bagnati fradici, coi calzettoni ad asciugare e coi piedi nudi nella neve a mangiare pane e carne in scatola..sembravamo di ritorno dall'Everest..ma che gioia nel cuore..



Altro ricordo , la discesa a piedi per evitare la funivia, sui ghiaioni con continue e volute scivolate che mi hanno reso il fondo schiena dei pantaloni  molto sporco..Poi arrivati al passo autostop per tornare a valle , a Pera e chi ci prende su, i due o tre più matti???Nientemeno che il vescovo Mons. Giulio Oggioni, che poi sarebbe andato a Bergamo , in una diocesi più grande di quella di Lodi..Il presule si è fatto raccontare le nostre disavventure, però alla sera , dal rettore lavata di capo, ma non per l'autostop, ma perchè eravamo conciati un pò male , sembravamo straccioni e per deo seminaristi non è il massimo..Io ho ascoltato , ma in cuore mio avevo capito  che avevo scoperto un nuovo ed esaltante gioco, non le ragazze come quella della cima..ma le montagne con le loro bellezze e i loro segreti..





Emiliano

1 commento:

  1. le nostre montagneeeeeeeee! straordinarieeeeee! grande Emi!

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ai giovani

sempre più spesso si sentono criticare i giovani,perchè sono vuoti ,leggeri e non hanno ideali..Ma noi adulti che mondo abbiamo lasciato a questi ragazzi? Le nostre lontane lotte,cosa ci hanno dato da tramandare ai giovani? Noi che allora eravamo idealisti e lottavamo per i diritti,che tipo di mondo abbiamo poi creato per chi è venuto dopo? secondo me ci siamo adagiati sulle comodità e chi è rimasto quello di quei tempi è considerato un fuori di testa